TURISMO ACCESSIBILE: E SE FOSSE LA LEGGE A CREARE LA DISCRIMINAZIONE?

Le persone con disabilità si trovano a combattere con tanti ostacoli

Turismo accessibile ancora parziale. Le persone disabili trovano ancora numerosi ostacoli in vacanza. Ogni anno, infatti, le persone con disabilità si trovano ancora a combattere con tanti e tali ostacoli da vedere aumentare vertiginosamente il livello di stress… quasi quasi rimpiangendo il rientro a casa e al lavoro!

Questo perché l’accessibilità delle spiagge, delle strutture ricettive, dei monumenti, è ancora troppo parziale.

Turismo accessibile ancora parziale

Per inquadrare quindi il problema, è bene chiarire che quando si parla di turismo accessibile non bisogna pensare solo alle persone con disabilità fisica.

Bisogna, invece, includere in questo mercato il più ampio e generico mondo dei bisogni, rappresentato anche da persone che non hanno disabilità evidenti e riscontrabili:

  • persone con disabilità motoria (con difficoltà di deambulazione, con girello, in sedia a rotelle, con sedia a motore),
  • altre persone con disabilità sensoriale,
  • persone con disabilità cognitiva,
  • altre persone con autismo,
  • persone obese,
  • anziani,
  • genitori con passeggini,
  • bambini,
  • donne in gravidanza.

Dieci milioni di persone in difficoltà in Italia

Un mercato che coinvolge 10 milioni di persone, rappresentando il 16,4% delle famiglie italiane. Sono i numeri del turismo accessibile in Italia, fotografato dall’annuale rapporto sugli stili di vacanza redatto dall’Osservatorio Europcar in collaborazione con l’Istituto Doxa, che ha scelto questo focus per l’indagine 2015.

Va detto che negli ultimi anni l’attenzione e la sensibilità verso il mondo del turismo accessibile sono cresciuti enormemente. Un punto di svolta in questo senso si è avuto con la promulgazione nel 2006 del Regolamento Europeo CE/1107 sui diritti dei viaggiatori con disabilità, a cui sono seguite ulteriori linee guida sul tema, stilate dalla Commissione Europea.

E così quest’anno abbiamo finalmente avuto molte segnalazioni positive, di comuni di località turistiche che hanno adottato delibere per l’eliminazione delle barriere architettoniche e che hanno imposto in maniera effettiva ed efficace l’eliminazione delle barriere ai proprietari degli stabilimenti balneari ecc..

Lidi e spiagge verso l’accessibilità. Un po’ meno gli hotel, nei bar e nei ristoranti

I proprietari degli stabilimenti balneari sono forse quelli che maggiormente hanno capito l’importanza di garantire l’accesso alle spiagge ai bagnanti, mettendo a disposizione in alcuni casi anche speciali carrozzine per poter entrare in acqua.

Sono sorti molti stabilimenti riservati alle persone con disabilità e meglio ancora, molte strutture inclusive.

Un po’ peggio negli hotel, nei bar e nei ristoranti, dove spesso ci si limita a predisporre una pedana all’ingresso, ma si dispone di camere attrezzate, e non ci sono gli spazi utili per far alloggiare una carrozzina all’interno dei locali.

Una questione ancora incredibilmente irrisolta: i bagni per disabili

Un po’ di tempo è apparso un articolo sul Corriere della Sera a firma di Claudio Arrigoni. L’articolo è sempre attuale e il giornalista, in carrozzina, cura anche un blog che si chiama Invisibili.

L’articolo si intitolava “Il mistero del Terzo bagno”. E con molta ironia, ma un’ironia amara, evidenziava che la quasi totalità di esercizi aperti al pubblico interpretano l’obbligo di un bagno accessibile come la necessità del terzo bagno, come se il disabile appartenesse ad un terzo sesso, o meglio fosse asessuato.

E quindi, anzichè rendere accessibili tutti i bagni per uomo e per donna, in modo che possano essere utilizzati da tutti, si preferisce farne un terzo. Oppure ampliare quello della donna. Donne e disabili: forse che -aggiungiamo noi – tra categorie discriminate sia possibile cogliere una certa similarità.

Ma un aspetto su cui vale la pena di riflettere è quello degli ostacoli che sono le stesse leggi. Che, con l’obiettivo di tutelare la collettività, creano di fatto una situazione di discriminazione nei confronti dei disabili, che vedono limitata l’accessibilità.

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