venerdì, Ottobre 9, 2026
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Territorio, servizi e diritti: a Sassari un confronto sulle priorità

La disabilità e le condizioni di fragilità sono in costante crescita in tutta Italia e la Sardegna si inserisce pienamente in questo quadro. Se ne è discusso a Sassari, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede dell’ANMIC, ente nazionale di tutela e rappresentanza delle persone con disabilità, appuntamento che ha offerto l’opportunità di un confronto approfondito sui dati nazionali, sulle ricadute territoriali e sulle criticità legate alla riforma del settore.

I dati nazionali e il ruolo della riforma

Ad aprire il confronto è stato il professor Nazaro Pagano, presidente della rete associativa ANMIC, che ha richiamato l’attenzione sui numeri complessivi del fenomeno a livello nazionale. Secondo i dati in possesso dell’Associazione, in Italia si possono stimare circa 7 milioni e mezzo di cittadini che vivono una condizione di disabilità o di fragilità. Tuttavia, solo una parte di queste situazioni risulta ufficialmente riconosciuta: circa 3 milioni e mezzo di persone percepiscono un trattamento economico di natura assistenziale, mentre molte restano escluse da forme strutturate di sostegno.

Nel suo intervento, il presidente nazionale ANMIC ha chiarito con fermezza la posizione dell’Associazione sulla riforma della disabilità. ANMIC non è contraria alla riforma, ma ne sostiene gli obiettivi, a condizione che essa produca un miglioramento reale della condizione di vita e della quotidianità delle persone con disabilità, rendendo più semplice ed effettivo l’accesso all’esigibilità dei diritti.

Allo stesso tempo, il professor Pagano ha richiamato l’attenzione su alcune criticità operative, in particolare nella composizione delle commissioni di accertamento. Tali difficoltà, ha spiegato, non sono riconducibili a responsabilità individuali, ma a una carenza di medici e di strutture, che rischia di rallentare l’attuazione delle nuove procedure. Segnalare questi problemi, ha sottolineato, non significa ostacolare la riforma, ma contribuire in modo costruttivo a migliorarne l’efficacia.

Il presidente ha infine ricordato che ANMIC opera da oltre sessant’anni nella genesi e nell’evoluzione delle procedure di accertamento dell’invalidità civile, rivendicando il ruolo storico e competente dell’Associazione nella tutela dei diritti delle persone con disabilità.

Sassari e la sperimentazione della riforma

Nel corso dell’incontro è stato ricordato che la provincia di Sassari è l’unica in Sardegna tra le nove province italiane individuate per la sperimentazione della riforma. Un passaggio di particolare rilievo, che rende il territorio un osservatorio privilegiato sugli effetti concreti delle nuove disposizioni.

Il quadro territoriale e le nuove patologie in Sardegna

A soffermarsi in modo specifico sulla realtà sarda è stato il presidente provinciale ANMIC Sassari, Stefano Mazzola, che ha illustrato il quadro territoriale e sanitario del Nord dell’Isola. In quest’area si stimano circa 50.000 persone riconosciute come invalidi civili, pari a circa il 10% della popolazione, un dato in linea con la media nazionale ma in costante crescita.

Mazzola ha evidenziato come l’invecchiamento demografico e le difficoltà legate all’assistenza di una popolazione distribuita su un territorio ampio e frammentato incidano in modo significativo sull’accesso ai servizi e sulla continuità della presa in carico.

Particolare attenzione è stata posta sull’aumento di alcune patologie gravi. In Sardegna si registra una crescita delle patologie oncologiche e delle malattie autoimmuni, tra cui la sclerosi multipla e il diabete, quest’ultimo con un’incidenza particolarmente elevata. Negli ultimi anni emergono inoltre patologie che in passato risultavano meno diffuse, come la sclerosi multipla e la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), oggi sempre più presenti nel territorio regionale.

Un confronto aperto sui bisogni emergenti

L’incontro di Sassari ha confermato la necessità di un approccio integrato, capace di tenere insieme analisi dei dati, riforme normative e risposte concrete ai bisogni delle persone, rafforzando il ruolo dei territori e delle associazioni nella costruzione di politiche realmente inclusive.

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