ON. GIUSY VERSACE: “IN TANTI PARLANO DI DISABILITÀ MA IN POCHI SI ADOPERANO REALMENTE”

La deputata calabrese, diventata atleta paralimpica dopo un grave incidente automobilistico: “Lo sport deve essere un diritto di tutti. In questo periodo di emergenza si porti a 500 euro la pensione di invalidità”


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LA STORIA E L’ESPERIENZA

Giusy Versace, 43 anni mercoledì prossimo, nata a Reggio Calabria, figlia di Alfredo Versace, cugino dei noti fratelli Donatella, Santo e Gianni Versace, il 22 agosto 2005, all’età di 28 anni, è vittima di un grave incidente stradale sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria nel quale perde entrambe le gambe. Nel 2007 torna a guidare. Nel 2010 inizia a correre con un paio di protesi in fibra di carbonio, diventando la prima atleta donna italiana della storia a correre con una doppia amputazione agli arti inferiori.

Nel 2011 fonda l’associazione Disabili No Limits Onlus per aiutare altri ragazzi ad avvicinarsi allo sport. Nel 2016 entra nel Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, uno stimolo per allenarsi al meglio in vista dei Giochi di Rio del 2016, dove riesce ad accedere alla finale dei 200 m, conclusa all’ottavo posto in 28″90. Il 4 marzo 2018 si candida e viene eletta alla Camera nel collegio uninominale di Varese. Attualmente, lavora nella commissione Affari Sociali a Montecitorio con delega del gruppo alle pari opportunità e disabilità. È anche membro della commissione bicamerale d’infanzia e adolescenza.

LO SPORT ALLA BASE DELLA RIPARTENZA

Il crocevia della vita di Giusy Versace è stato l’incidente del 2005.  “Prima – dice in un’intervista rilasciata al Gr Anmic 24 – non ero un atleta, ero una sportiva come tanti. Quando ho perso le gambe non credevo di poter correre. In realtà, ogni volta che ci penso mi emoziono da sola perché ci ho messo un po’ per arrivare addirittura allo sport paralimpico, mentre all’estero quando succede ciò che è capitato a me, vengono in ospedale, ti portano una palla da basket, ti spiegano che esiste qualcosa che si chiama pallacanestro in carrozzina e ti avviano allo sport anche come forma riabilitativa terapeutica. In realtà, io mi ci sono avvicinata perché sono curiosa. Erano gli anni in cui in Italia si parlava tanto di Pistorius, di questo  sudafricano che sfidava i normodotati. Ho dunque iniziato a correre con due gambe artificiali, ma non è  stato semplice ottenere le protesi. Mai avrei immaginato di arrivare di partecipare alle Paralimpiadi”.

IL PARLAMENTO UN’OPPORTUNITÀ PER SOSTENERE LE VERE BATTAGLIE PER LA VITA

L’esperienza da atleta induce Versace a chiedere insistentemente, dopo l’elezione alla Camera del 2018, venisse assicurato da parte del Servizio sanitario l’acquisto delle protesi per l’attività motoria delle persone con disabilità. “Già nel 2011 – racconta – ho fondato una ONLUS proprio con l’obiettivo di promuovere lo sport come terapia e mezzo di inclusione sociale, raccogliendo fondi per donare questi dispositivi che lo Stato purtroppo non riconosce. Trovo assurdo che lo sport non sia un diritto di tutti e sia concepito come un lusso. L’ostacolo principale è culturale, anche se dalle Paralimpiadi di Londra del 2012 la percezione è cambiata un pochino anche grazie ai media che ci hanno aiutato.

La prima cosa che ho fatto appena entrata in Parlamento è stato studiare, approfondire ed elaborare una proposta di legge per chiedere l’aggiornamento dei Livelli essenziali  di assistenza e del nomenclatore nazionale affinché i dispositivi di tecnologia avanzata siano coperti dallo Stato . La proposta ha fatto molto discutere, ma ancora oggi dopo dibattiti e audizioni non si è arrivati alla conclusione. La verità è che bisogna mettere d’accordo tutti. Io ho suggerito di istituire un fondo per dare la possibilità a chi non se lo può permettere di  utilizzare questi dispositivi: non si pratica sport solo per diventare atleti paralimpici; non vedo perché  un papà amputato non possa andare a fare una passeggiata in montagna col figlio o una ragazza non possa decidere di andare a correre al parco la domenica con gli amici. Insomma, l’iter è lungo, ma sono fiduciosa”.

SERVE UN PROVVEDIMENTO SPECIFICO PER LE PERSONE CON DISABILITÀ

Pochi giorni fa Versace ha rilasciato dichiarazioni molto forte. Ha evidenziato le difficoltà delle persone con disabilità, soprattutto nel periodo attuale di emergenza, per poi lanciare un appello al premier Giuseppe Conte con l’obiettivo di arrivare a un provvedimento ad hoc.

“Ho dialogato con i colleghi appartenenti alle altre forze politiche e poi col Presidente del Consiglio, che ha voluto tenere per sé la delega alla disabilità. L’ostacolo più grande – spiega – è stato non avere un costante interlocutore politico perché noi colleghi parlamentari possiamo trovarci d’accordo su tante cose, ma la verità è che poi bisogna essere concreti. Sono rimasta molto amareggiata dal fatto che ho sentito tante volte dire che le persone con disabilità sono al centro dell’agenda del premier, che sono in cima alla lista delle priorità, per poi  scoprire che sono state lasciate indietro proprio  nel momento di maggiore difficoltà. Il bonus di €600 a molti autonomi e partite IVA con disabilità di fatto non è stato ancora riconosciuto e abbiamo dovuto assistere a una partita di ping pong tra il Governo e l’INPS: uno diceva che era colpa dell’altro. Alla fine il problema non si è risolto, anzi si è aggiunto ad altri: l’assistenza domiciliare è stata sospesa, la didattica a distanza è stato un mezzo fallimento perché noi sappiamo che la disabilità ha particolari specificità ed esigenze. Ritengo che un provvedimento ad hoc sia essenziale più che mai in questo momento complicato. Si può raggiungere unendoci tutti insieme senza considerare l’appartenenza politica”.

AUMENTO DELLE PENSIONI

L’ANMIC negli anni è stata protagonista di una raccolta di firme per una petizione popolare mirata all’aumento delle pensioni di invalidità che, per giunta dopo una lunga trafila per l’ottenimento, sono irrisorie (la somma è la metà di quella prevista per le pensioni sociali) per persone che peraltro spesso non riescono ad avere nemmeno l’assistenza.

“Sono due anni – afferma Versace – che faccio emendamenti alla legge di bilancio chiedendone l’aumento, anche graduale. I 290 euro sono una somma ridicola così come è offensivo parlare di pensione. Più che altro, si tratta di un rimborso spese. Io, intanto, approfittando del Reddito di emergenza previsto dal Governo, ho già preparato un emendamento con cui chiedo che, quantomeno per il periodo dell’emergenza sanitaria e comunque fino alla fine del 2020, si valuti di integrare queste pensioni di invalidità per arrivare almeno a 500 euro. Si tratterebbe  dell’inizio di una percorso che vorrei portare a regime”.

Mi batterò per questo. Il motivo principale per cui io sono qui è anche dire alla gente che non bisogna mollare.  Non dobbiamo rinunciare, non voglio sentire dire che non cambierà niente. Non è vero. Non ci voglio credere. Qualcosa cambierà, qualcosa sta cambiando piano piano come quando si costruisce un puzzle mettendo un tassello alla volta.  Penso, ad esempio, agli spot televisivi che all’inizio dell’emergenza erano mandati in onda senza i sottotitoli. Ho dovuto far presente che c’era una categoria con un deficit uditivo. Alla fine hanno deciso di inserirli. Questa è una strada lunga e complessa che va percorsa insieme”.

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