MALTRATTAMENTI SUI DISABILI: QUANDO LA DISCRIMINAZIONE DIVENTA “CRIMINE D’ODIO”

ANMIC in prima linea nei processi contro chi maltratta i disabili

Maltrattamento disabili crimine odio. ANMIC è in prima linea contro chi maltratta i disabili. Il ‘crimine d’odio’ è il risultato di pregiudizio e avversione

Non passa settimana, talora giorno, che apprendiamo dai media di casi di violenza sui disabili: operatori ripresi da telecamere nascoste nelle scuole o nelle strutture, badanti che aggrediscono in casa i disabili affidati alle loro cure, familiari orchi in un crescendo di orrore che fa paura.

Maltrattamento disabili crimine odio

Alle molteplici forme di discriminazione che, ancora oggi, affliggono le persone con disabilità, si aggiungono i reati compiuti nei loro confronti motivati da pregiudizio e avversione che in alcuni paesi vengono definiti “crimini d’odio” per evidenziare quei reati che vengono commessi contro le persone per motivi di religione, genere, orientamento sessuale, provenienza nazionale e disabilità. Oltre all’aggravante dell’aver commesso un reato nei confronti di una persona ritenuta vulnerabile, queste aggressioni rivelano il pregiudizio che fa considerare la persona con disabilità appartenente ad uno strato inferiore dell’umanità.

Sono reati gravi che fanno risuonare un campanello d’allarme sullo stato di benessere della nostra società di fronte al quale non possiamo restare in silenzio.

In particolare, ANMIC la nostra associazione sta rivolgendo molta attenzione su quello che accade all’interno delle strutture residenziali per disabili.

Le strutture assistenziali e le persone disabili

Secondo dati contenuti in uno studio presentato dal Senato della Repubblica nel gennaio 2019, nei presidi socio-assistenziali e socio-sanitari sono assistite 382.634 persone: quasi 288 mila (75,2%) hanno almeno 65 anni, oltre 73 mila (19,3%) un’età compresa tra i 18 e i 64 anni, e poco più di 21 mila (5,5%) sono giovani con meno di 18 anni.

Non si tratta di persone abbandonate dalle famiglie, ma di persone ammalate, spesso in modo grave, che non possono essere curate adeguatamente in casa. Specie nel caso dei bambini, o dei giovani, per i familiari il dolore ed il senso di colpa per il distacco si unisce e si assomma a quello per le condizioni del proprio caro: eppure il ricovero è necessario, senza alternativa, certe volte per consentire le cure appropriate, altre per proteggere altri familiari, altri bambini.. uno strazio, compensato solo in parte dalla tranquillità di sapere che il proprio congiunto è affidato a persone competenti, serie, che avranno cura di lui.

E quando questa fiducia viene tradita la violenza colpisce non solo il disabile, ma l’intera famiglia. Per questo su ciò che accade all’interno di quelle strutture è necessario vigilare con attenzione, perché per moltissime, le più,  in cui si lavora con coscienza e competenza, offrendo ai disabili non solo  un livello di vita degno ma anche amore e solidarietà, ve ne sono alcune che sono vere case degli orrori: e questi casi devono venire alla luce, e i responsabili condannati in maniera esemplare.

ANMIC parte civile nel processo per maltrattamenti

E’ con questa convinzione che Anmic si è costituita parte civile nel processo per i maltrattamenti dei disabili che si è aperto a Montalto di Fauglia, in provincia di Pisa, dove esiste una struttura per disabili intellettivi gravi, diretto dalla Fondazione Stella Maris.

La vicenda ebbe inizio nell’agosto del 2016, quando la madre di un ragazzo, insospettita da lividi e sgraffi  che trovava sul corpo del figlio quando lo portava a casa nel fine settimana, si rivolse ai carabinieri che aprirono l’indagine istallando telecamere nascoste nei due refettori.

Purtroppo i sospetti di quella madre erano fondati, perché le riprese mostrarono che all’interno della struttura  gli ospiti erano soggetti a violenze, aggressività verbale, umiliazione, mortificazione e soprusi continui.

Le immagini mostrano ragazzi che mentre mangiano vengono colpiti senza motivo, presi a schiaffi o a calci, strattonati, offesi da molti degli operatori presenti, nella completa indifferenza dei colleghi.

Immagini agghiaccianti per i genitori che avevano affidato alla Stella Maris i propri cari.

I numeri: 23 maltrattati e 17 indagati

In tutto 23 ragazzi maltrattati, e ben 17 indagati, che poi, al termine delle indagini condotte dalla d.ssa Rizzo,  sono stati rinviati a giudizio.

Numeri impressionanti, che ne fanno probabilmente il più grosso processo per maltrattamenti sui disabili in Italia.

A seguito dell’intervento della Procura intervenne anche il Comune di Fauglia, che constatò che i containers dove venivano tenuti i ragazzi durante il giorno erano completamente abusivi e non rispettavano le normative, e li fece chiudere.

La Asl Toscana Nord Ovest inviò la sua Commissione di Vigilanza e furono accertati la mancanza di alcuni bagni per disabili, dell’ascensore e la presenza di numerose barriere, oltre al degrado generale della struttura.

E’ stato accertato che molti degli operatori erano privi di titoli o non adeguatamente formati, ed anche che all’interno della struttura si erano già verificati casi di violenze sui disabili mai denunciati alle autorità.

Insomma una struttura ben diversa dall’eccellenza che la Fondazione Stella Maris rappresenta per la disabilità dei minori in Italia.

Dopo l’inizio delle indagini la Stella Maris ha provveduto a licenziare 12 persone, ed ha sottoposto a sanzioni disciplinari altri dipendenti. La Fondazione ha deciso di chiudere  la struttura di Montalto e di  trasferire tutti gli ospiti in una struttura in corso di ampliamento e di ristrutturazione.

La rappresentanza di ANMIC delle persone disabili

L’Associazione nazionale mutilati ed invalidi civili, ha per legge la rappresentanza e tutela delle persone con disabilità.

In quanto tale è legittimata, ai sensi della legge n. 67 /2006 a difendere gli interessi sia dei singoli disabili che dell’intera categoria, essendo iscritta nel registro delle associazioni deputate al contrasto delle discriminazioni contro le persone con disabilità.

La costituzione di parte civile è diretta sia a supportare le difese delle singole persone offese che della stessa associazione che, in quanto esponenziale dei diritti dei disabili, può costituirsi in giudizio ogni qualvolta vengano violati diritti costituzionalmente protetti che appartengono oltre che al singolo all’intera collettività.

L’eventuale risarcimento dei danni – dice il Presidente Nazionale ANMIC Nazaro Pagano che ha fortemente voluto l’intervento in giudizio – sarà impiegato a rafforzare la cultura e la sensibilità verso le persone disabili che rappresenta il primo ed essenziale passo perché gli episodi di cui si discute nel procedimento penale in questione non si ripetano.

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