martedì, Febbraio 27, 2024
COMMENTI

ANMIC contro INPS: “Folle escludere dall’assegno di invalidità parziale chi lavora”

Una ingiustizia sociale e una beffa, è questo il duro giudizio del prof. Nazaro Pagano Presidente Nazionale ANMIC sulla novità Inps che riguarda l’assegno per gli invalidi civili parziali. 

Messaggio INPS n. 3495 del 14 ottobre sugli assegni per gli invalidi civili parziali

Con il suo messaggio del 14 ottobre scorso n. 3495/2021, che modifica inaspettatamente una linea interpretativa risalente al 2008, l’Inps ha ritenuto di escludere dal beneficio dell’assegno mensile gli invalidi civili parziali (74%-99%) che svolgano attività lavorativa precaria o parziale ma comunque produttiva di reddito, anche se il reddito è inferiore a quello che è previsto (euro 4.931,29 l’anno) per ottenere la prestazione assistenziale.  

La posizione contaria dell’ANMIC nelle parole del presidente Pagano

“Si tratta di un assurdo logico, giuridico ma anzitutto sociale – dice il Presidente nazionale ANMIC Nazaro Pagano– che preclude a chi è disoccupato o inoccupato, ma svolge una piccola attività lavorativa percependo un reddito bassissimo, la possibilità di percepire una prestazione economica istituita proprio per sostenere la persona disabile che  è in cerca di un lavoro stabile e  risulta completamente privo di reddito. Parliamo in realtà di un piccolo sostegno. Di un assegno di soli 287 euro al mese. Si punisce chi svolge attività occasionali, precarie con un reddito inferiore a quello già previsto per la percezione dell’assegno di invalidità civile”. 

Il contenuto del messaggio,oltre che illogico, risulta perciò anche socialmente iniquo perché creerà disparità di trattamento

La persona disabile che ha un reddito ad esempio proveniente dalla locazione di un appartamento, e che non raggiunge la soglia di accessibilità al beneficio dell’assegno mensile – prosegue Pagano – ha diritto ad ottenerlo. Mentre chi ha un reddito da lavoro, seppur basso, e che non raggiunge il limite previsto dalla legge  invece non ne avrà diritto. Inoltre avrà conseguenze negative sulle possibilità dei giovani disabili di intraprendere un percorso di inclusione sociale grazie a brevi occasioni di  lavoro. In pratica, a migliaia di  ragazzi verrà impedito di svolgere minimi lavoretti. Precari e poco pagati. Lavori che preludono magari ad un’occupazione stabile e compiutamente remunerata. Ciò consentirebbe loro di rinunciare all’assegno di invalidità e di avviare una reale integrazione. Non possiamo lasciare alla giurisprudenza ed a chi se ne fa scudo  il potere di modificare  il contenuto sociale di norme che hanno grande valore per la dignità dei disabili.”

Assegno per il invalidi civili parziali, Una inversione di rotta

Dunque un paradosso inaccettabile che ANMIC  commenta  chiedendo quali motivazioni abbiano oggi  spinto l’INPS ad emanare il messaggio in questione dopo ben 13 anni contrassegnati da tre messaggi interpretativi dell’art. 13 della legge 118/71( come modificato dall’art. 1, comma 35 della legge 247/2007). Il “non svolgimento dell’attività lavorativa” rilevava solo se non produceva reddito superiore a quello previsto per l’accesso al beneficio dell’assegno mensile.

Perché non consultare prima il Tavolo di confronto Inps e Associazioni dei disabili?

Il Presidente dell’ANMIC denuncia inoltre il comportamento non lineare dell’Istituto. L’INPS aveva sottoscritto un protocollo d’intesa con ANMIC, ENS, UICI e ANFFAS. Si obbligava a consultare le parti prima di emanare disposizioni in ordine alle provvidenze economiche e alle politiche in favore dei disabili.Oggi invece è intervenuto unilateralmente. Dettare regole in una materia riservata alla legge e non ad atti amministrativi meramente interni.

L’appello di ANMIC a Governo e Parlamento

Un comportamento di discriminazione indiretta nei confronti di chi rappresenta e tutela per legge la categoria degli invalidi civili, che sarà oggetto di azioni a tutela dei disabili che l’Associazione intenderà perseguire, non tralasciando la richiesta al Governo e al Parlamento dell’approvazione di una norma interpretativa che ponga fine ad un comportamento illegittimo. Chiamiamo perciò a raccolta – conclude la Anmic – tutte le forze sociali, associazionistiche e sindacali per esercitare una pressione comune e congiunta.